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Polemiche per Moya, il robot che sembra umano e arriva dalla Cina

Un volto che sorride, una pelle tiepida, passi quasi naturali: a Shanghai un robot “troppo umano” sta accendendo curiosità e dubbi.

Alla fiera di Shanghai, tra stand lucidi e telecamere sempre accese, è comparsa Moya. L’ha portata DroidUp, una startup cinese che non gioca di rimessa. La presentazione è andata in scena nello Zhangjiang Robotics Valley, un distretto che ospita oltre 150 aziende del settore, dove l’hype è routine ma le sorprese non mancano.

Polemiche per Moya, il robot che sembra umano e arriva dalla Cina (screenshot da youtube) – winadmin.it

Moya ha l’aspetto di una giovane donna. È alta 1,65 metri e pesa circa 30 chilogrammi. Si muove con grazia controllata, sorride, cambia espressione, ruota il capo in risposta agli stimoli. La pelle è in pelle in silicone e, dettaglio non banale, resta tiepida tra 32–36 °C. Al tatto, dicono le demo, risulta naturale. Non è un trucco scenico: sotto ci sono strati morbidi che imitano i tessuti e una struttura che richiama la gabbia toracica.

Molti progetti evitano un realismo spinto. C’è il tema della uncanny valley, quella sgradevole sensazione che proviamo quando qualcosa sembra umano ma non lo è fino in fondo. Moya va volutamente oltre la linea gialla. Il fondatore Li Qingdu sostiene che una pelle calda e un volto credibile aiutino l’accettazione sociale, specie se il robot deve vivere in contesti domestici o sanitari.

Qui emergono le prime polemiche. Quand’è che il realismo aiuta e quando, invece, disturba? DroidUp dichiara che l’andatura raggiunge una somiglianza del 92% con quella umana. Osservando le clip, l’impressione è buona, ma la cifra pare ottimistica e, senza test indipendenti, va presa con prudenza. Il confine tra stupore e inquietudine è sottile. Soprattutto se il robot lavora a contatto con persone fragili.

Dove potremmo incontrare Moya e i robot con sembianze umane

La società punta a assistenza sanitaria, compagnia e accoglienza aziendale. Tre scenari dove la forma conta quasi quanto la funzione. In corsia, un volto “legibile” potrebbe fare la differenza. In reception, un saluto coerente nei gesti crea fiducia.

Dove potremmo incontrare Moya e i robot con sembianze umane (screen da youtube) – winadmin.it

A casa, la temperatura della pelle e il peso leggero favoriscono interazioni serene. Ma ci sono domande aperte: come gestisce il consenso nelle interazioni tattili? Che garanzie offre sulla privacy? Non ci sono ancora documenti tecnici completi e verificabili su sicurezza, manutenzione o protocolli etici.

Resta il tema dei costi. La versione commerciale è annunciata a circa 160.000 euro, con lancio entro la fine 2026. È un prezzo da istituzioni e grandi aziende, non da utente privato. Se le prestazioni saranno all’altezza, i primi impieghi arriveranno in progetti pilota ben finanziati. Poi, forse, si scenderà di costo e si allargheranno i casi d’uso.

Tra charme e frizione, Moya ci fa una proposta radicale: portare un’ombra di umanità dentro una macchina. È questo che vogliamo quando alziamo lo sguardo e cerchiamo un altro sguardo di ritorno? O preferiamo ricordarci, sempre e comunque, che dall’altra parte c’è un robot, non una persona? La risposta, probabilmente, si scriverà nel primo corridoio dove Moya farà un passo e qualcuno deciderà se fare un passo incontro.