No, non ti stai riposando nel weekend: come capire se ti stai portando il lavoro a casa

Il weekend arriva, ma la testa resta in ufficio. Basta una notifica e tutto riparte. Capire i segnali giusti cambia il modo di respirare.

Il weekend arriva, ma la testa non sempre lo segue. Si chiude il portatile, si esce dall’ufficio, si prova a cambiare aria. Eppure basta una notifica, una mail vista per sbaglio, un pensiero che torna, e il lavoro rientra dalla finestra.

Lavorare nel weekend
No, non ti stai riposando nel weekend: come capire se ti stai portando il lavoro a casa – winadmin.it

Non pensate di essere soli in questa follia sociale. Anzi, è un aspetto molto comune soprattutto per chi fa lavori nei quali non si stacca mai davvero la spina. C’è solo un problema: così non si riposa mai sul serio. Si cambia solo scenografia. E il corpo lo capisce prima della mente, con stanchezza che non passa.

Il primo segnale arriva come sempre dal cellulare: guardi “solo un attimo” lo schermo. Poi un altro attimo. Poi la tentazione è troppo forte e si risponde al collega, anche se ci ha mandato solo un meme collegato magari a un task lavorativo. Non servono ore: basta anche un minuto, perché quel minuto riapre il cervello in modalità lavoro.

C’è un altro segnale piuttosto comune: parlare di lavoro senza volerlo: a tavola, in macchina, mentre si cammina. Poi c’è un altro segnale importante che è la cosiddetta “ansia da domenica sera”, quella sensazione che ti fa venire voglia di “portarti avanti” per non trovarti in difficoltà il giorno dopo.

E questa solitamente è l’ultima trappola, quella decisiva: invece di riposare, si prova a sistemare tutto. Ma il weekend non è un recupero crediti. È un rifornimento. Se non si fa, la settimana dopo parte già in riserva. E il lunedì diventa una salita. Una di quelle in cui si sbuffa già al primo metro.

Sentirsi in colpa nel weekend: sul lavoro capita a molti

C’è anche un punto più sottile: la colpa. Molti si sentono in colpa se staccano, un po’ come se riposare fosse un lusso. Ma nel lavoro digitale, staccare è parte del lavoro. Perché la mente è lo strumento principale. Se lo strumento non recupera, il rendimento scende. E quando scende, si lavora di più per ottenere lo stesso risultato.

Ragazzo preoccupato sul divano
Sentirsi in colpa nel weekend: sul lavoro capita a molti – winadmin.it

Il paradosso è che chi non riposa spesso finisce per fare più ore. E quelle ore non sono “in più”, sono ore rubate alla vita. E quasi sempre non sono nemmeno di qualità. Sono ore di trascinamento, di cui resta solo la fatica.

Vuoi capire se sei fra quelli che proprio non riescono a staccare nel weekend? Parti da un piccolo test: se il sabato mattina la prima cosa che viene in mente è una lista di cose da “mettere a posto” hai già un campanello d’allarme importante. Se la domenica si sente il bisogno di aprire mail “perché non si sa mai”, quello è sicuramente un altro segnale.

Ultima spia: se si evita di fare attività piacevoli perché “tanto poi penso al lavoro” è un campanello d’allarme importante. Poi arrivano le conseguenze: irritabilità, sonno leggero, stanchezza continua. Non è un discorso psicologico astratto. È quotidiano.

Cosa fare quindi? Spesso basta soltanto mettere un piccolo confine, un orario in cui le notifiche si spengono e il telefono va off. Un luogo della casa dove il lavoro non entra. Magari può essere utile avere un numero da lavoro e un altro solo per gli amici, così da non dover spegnere davvero tutto.

Una regola personale: se c’è un’urgenza vera, arriva una telefonata, non una chat. E poi un gesto finale il venerdì: scrivere tre righe con ciò che è stato fatto e cosa resta, così la mente smette di ruminare. Quel gesto sembra banale, ma spesso chiude la settimana meglio di qualsiasi rituale. Perché dà un messaggio chiaro: il lavoro resta lì, non deve inseguire. E quando il lavoro smette di inseguire, il weekend torna a essere quello che dovrebbe: un posto dove si respira, con spazio per sé.

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