L’ultimo passo dell’Ucraina in guerra è un mezzo che si muove da solo, osserva, aspetta e colpisce senza esporsi. Un robot nato per attraversare strade spezzate e campi minati al posto di chi, fino a ieri, non aveva scelta.
In questi anni abbiamo visto l’Ucraina puntare su soluzioni belliche snelle e intelligenti. Non potendo contare sui numeri, ha scelto l’innovazione. Prima i droni. Poi i piccoli cingolati che portano zaini, munizioni, cavi. Ora arriva qualcosa di più maturo: una piattaforma robotica che unisce resistenza, mobilità e una logica d’impiego chiara.

Dietro c’è il lavoro congiunto di Frontline Robotics e BUREVII. Due realtà che, con approcci diversi, hanno trovato un punto d’incontro: un veicolo terrestre senza pilota su cui è montata una torretta telecomandata. Non è fantascienza. È un modo nuovo di disegnare la distanza tra chi spara e chi viene colpito.
Il fronte cambia forma ogni settimana. Le città diventano labirinti. Le colline, specchi per il tiro indiretto. Qui il robot fa la differenza. Sostiene la fanteria, ripete compiti logoranti, tiene bassi i rischi. Lo fa con un pacchetto credibile di funzioni e con un’arma nota per affidabilità: un lanciatore automatico di granate Mk 19.
Il punto centrale è questo: il sistema può aprire il fuoco senza linea di vista. L’operatore indica un punto su una mappa digitale. Il computer balistico a bordo calcola angolo e parametri. Il mezzo spara da copertura, senza “vedere” il bersaglio. Nei video di prova pubblici si notano tiri curvi su obiettivi oltre l’angolo di un edificio o dietro un dosso. Secondo gli sviluppatori, l’errore medio resta di pochi metri a circa 2 chilometri. Dato interessante, ma che richiede sempre conferme indipendenti in condizioni reali.
Il pacchetto elettronico include sensori di orientamento che compensano le inclinazioni su terreni irregolari. La torretta di BUREVII nasce per turni lunghi: si parla di un’autonomia di 48 ore e della capacità di memorizzare centinaia di obiettivi. Non ci sono però dettagli verificati sulla resistenza al disturbo elettronico o sulla protezione della rete di controllo. È giusto segnalarlo.
Dove e come può servire questo nuovo robot di guerra
Non è solo “fuoco”. Il telaio accetta missioni diverse: trasporto rifornimenti, evacuazione dei feriti, ricognizione a bassa quota. La navigazione autonoma copre percorsi pianificati per decine di chilometri, con opzioni remota e semi‑autonoma quando il contesto si complica. Immagina un vicolo pieno di macerie, o una trincea esposta al tiro.
Lì un mezzo così entra, scarica, esce. Oppure resta in attesa, silenzioso, pronto a dare copertura alla squadra che si muove di casa in casa.
Sul campo, un sistema del genere dialoga bene con i droni aerei. Gli occhi in alto identificano il punto. Il robot a terra esegue, mettendo a terra effetti rapidi e ripetibili. Non è uno “sostituto” dei soldati, ma un filtro tra loro e il pericolo. Meno romanticismo, più pragmatismo.





