Tra vetrate ampie, LED blu e un divano che invita alle chiacchiere, la casa milanese di Andrea Pucci svela un’anima precisa: tecnologia che scalda, gusto pulito e un’ironia che spunta da dettagli inaspettati
Il suo nome è diventato super trend in questi giorni dopo la sua clamorosa rinuncia alla co-conduzione del Festival di Sanremo. Carlo Conti lo aveva inserito fra i suoi ospiti ma intorno ad Andrea Pucci si è scatenato un putiferio: in tanti si sono opposti alla scelta di fargli condurre il Festival in virtù di post omofobi, razzisti et similia.
Questa reazione del pubblico non è piaciuta al comico che ha deciso di declinare l’invito adducendo presunte “minacce” ricevute insieme agli insulti. Un episodio che è diventato un fatto politico: Giorgia Meloni ha preso pubblicamente le difese di Pucci, tutto intorno invece continua la discussione sul suo conto.
Poco male: Pucci a Milano ha una casa talmente bella che lo aiuterà a consolarsi da questa brutta delusione. Andrea Pucci, all’anagrafe Andrea Baccan, è nato a Milano il 23 agosto 1965. È cresciuto tra palchi e tv, da Colorado a La sai l’ultima.
La sua abitazione in città, mostrata a tratti sui social e ripresa da ‘Leggo’, racconta un approccio concreto: estetica chiara, funzionalità e un tocco di gioco.
Il cuore della casa di Andrea Pucci è un grande open space. Salotto, cucina e pranzo dialogano senza muri. La continuità visiva è netta. Le vetrate lasciano entrare luce naturale per gran parte del giorno. Il design moderno privilegia linee dritte e superfici lisce. I colori sono misurati: toni chiari per allargare, contrasti scuri per dare profondità.
La cucina è una cucina total white con composizione angolare. Il bianco dominante pulisce lo sguardo. Sotto il piano a penisola corre una fascia di illuminazione LED blu. È un dettaglio semplice, ma efficace: definisce il volume e crea un’aria quasi scenografica la sera. Nel living spiccano un grande divano bianco fronte tv e un tavolo scuro.
La zona conviviale è pensata per ospitare amici e famiglia. Quando non è in tournée, Pucci qui ricarica le energie. Non è raro vederlo in una osteria di Brera, dove incontra volti noti come Bobo Vieri e Paolo Maldini: la socialità si riflette nel layout di casa, che privilegia conversazioni e condivisione.
L’elemento più “high-tech” sta nella luce. Strisce integrate, punti calibrati, accenti cromatici. Dalle immagini si intuisce una preferenza per temperature calde in zona living (intorno ai 2700-3000K), mentre il blu sotto-top segna il cambio di atmosfera. È una soluzione accessibile e replicabile: costi contenuti, grande impatto, manutenzione minima. La tecnologia qui non domina. Sostiene. Evidenzia percorsi, valorizza i materiali, rende gli ambienti più leggibili.
C’è poi un oggetto che fa sorridere: una lampada-scultura, nudo femminile a grandezza naturale con paralume in testa. È un pezzo volutamente eccentrico. Rompe la compostezza. Dice molto dell’artista senza parole: ironia, coraggio, senso del tempo comico. Su una parete campeggia un grande quadro di margherite. È un campo pieno, denso, quasi ipnotico. Aggiunge natura e respiro, come una finestra nella finestra.
Qualche nota pratica, utile a chi osserva per ispirarsi. La luce a LED sotto la penisola funziona da guida notturna e da accento scenico; conviene scegliere profili con diffusore opalino per evitare puntinature. In ambienti chiari, i contrasti scuri vanno posati su superfici strategiche (tavoli, cornici, boiserie) per non appesantire.
E i pezzi “statement”, come la lampada, rendono unico il racconto domestico se dosati: uno, massimo due, per stanza. Il principio dell’intero appartamento appare chiaro: tecnologia discreta, estetica pulita, comfort prima di tutto.